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Elenco dei Temi trattati:

Il raffreddore

GUARIRE LAVORANDO

Il legame con la vibrazione

L'utilità del "non coinvolgimento"

 

IL RAFFREDDORE (di Sinisi Cristian)

Malattia stagionale è sicuramente, il fastidioso, raffreddore che anche quest'anno ha colpito duramente diversi malcapitati, aggravato dalla siccità che persiste. Una vera e propria cura al raffreddore non è ancora stata trovata, dalle cure farmacologiche, la Medicina Naturale vanta diversi sistemi per ridurre i disturbi del raffreddore, in voga moltissimi anni fa, le erbe da utilizzare sono: CIPOLLA, per quanto possa sembrare riduttivo, ma la cipolla cibo o succo ha la proprietà di eliminare i virus colpevoli del raffreddore, per lo stesso motivo possiamo usare anche: PEPERONCINO, PEPE, ZENZERO.

Echinacea = stimola le difese immunitarie, infusi di fiori di sambuco sono ottimi per raffreddori di testa con sinusite, mal di gola. Infusi di Ortica aiutano a liberare l'apparato respiratorio, usarne 1-2 cucchiaini per ogni tazza di acqua bollente e lasciare in infusione 5-10 minuti.\

Aromaterapia

la tecnica che attraverso l'uso di oli essenziali che vengono inalati, o appoggiati sul corpo con massaggi specifici, o ingeriti, o utilizzati nelle saune, agisce sul sistema limbico inducendo notevoli risultati. Nel trattamento per raffreddori possiamo effettuare inalazioni, usando : Menta piperita, Eucalipto, Tea tree, Pino, Timo. Possiamo utilizzare un diffusore, o una semplice pentola di acqua portata ad ebollizione, aggiungiamo 3-4 gocce di olio essenziale o di una miscela di più oli, ci posizioniamo sopra tale pentola (15-20 cm di distanza), e ci copriamo con un asciugamano, in modo da poter trattenere il più possibile i vapori.

Varie in pillole

Il centro studi sul raffreddore di Cardiff (G.Bretagna), dopo lunghe ricerche ha dimostrato che l'uso di CURRY, ripulirebbe i condotti nasali da batteri, facilitando l'espulsione di germi.

Alcuni ricercatori di Detroit (USA), hanno realizzato uno studio somministrando ZINCO hanno scoperto che anche il raffreddore più difficile, guariva in soli 4 giorni. Troviamo lo zinco nel: pesce, germe di grano, sciroppo d'acero, carne, crusca.

OMEOPATIA il rimedio che aiuta nel raffreddore con catarri e mal di gola è: NATRUM MURIATICUM, per la dose è necessario consultare un omeopata esperto.

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GUARIRE LAVORANDO

in collaborazione con Amadio Bianchi del sito www.cysuryamilano.it

La manifestazione è un'azione, nell'universo tutto è in movimento.

Non guariamo riposando ma scoprendo l'atteggiamento corretto nell'azione il tempo e l'energia che quotidianamente impieghiamo nel lavoro ha, nella vita moderna, raggiunto un'ampia misura al punto che verso questa direzione spendiamo quasi tutto il tempo che il Creatore ci ha messo a disposizione. La situazione mi sembra angosciosa... In qualche caso è bene rivedere il proprio rapporto con questo aspetto della vita. Mi viene da sorridere quando sento parlare di conquiste sociali. Abbiamo ottenuto una bella schiavitù se dobbiamo impiegare mediamente, fra spostamenti e lavoro vero e proprio, circa dodici ore della nostra giornata.

Calcolando poi, che altre tre ore vengono suddivise tra il mangiare, vestirsi, lavarsi e altre faccende e che un'ora e mezza di media viene impiegata per vedere la televisione, infine sette o otto ore per dormire, ciò che rimane da dedicare allo scopo più importante della vita, cioè capire cosa siamo venuti al mondo a fare o scoprire che abbiamo anche una vita interiore è di circa una mezz'oretta. Se questa mezz'ora poi la utilizziamo diversamente è certo che da vecchi saremo solo "vecchi" anziché essere saggi.

Non dico altro. Dal momento che mi occupo di benessere psicofisico e non potendo da solo, per il momento, cambiare le cose, ritengo oggi più che mai importante cercare, nell'atteggiamento interiore verso il lavoro, la soluzione di tanti problemi esistenziali. Un comportamento sbagliato nell'attività, fa affiorare differenti disturbi (il pi\ù comune è lo stress).

Vediamo di capire cosa succede. Dentro di noi si alterna una opposta dualità di intenti: ad esempio una parte di noi vuol fare l'azione, l'altra si oppone. Due forze contrapposte convivono e devono essere comprese, educate e ben finalizzate. In generale ci stressiamo perché siamo nell'azione con resistenza. Significa che fare malvolentieri una cosa è nocivo per la salute e a lungo andare fa insorgere la malattia. Bisogna pertanto capire, come prima cosa, se siamo al posto giusto nel momento giusto e poi "lavorare" sulle resistenze perché dentro di noi non ci sia la guerra... e la guerra come si sa ha un prezzo.

Se faccio l'impiegato delle poste ma svolgo malvolentieri il mio lavoro, finirò per ammalarmi, perché l'energia che già consumo nella lotta interiore mi uccide prima ancora che la mia azione sia in atto. Anche l'armonia dell'ambiente stesso dove si lavora è molto importante.

Vi conviene spendere un po' di tempo per costruire buone relazioni con chi vi lavora accanto. Credetemi ne vale la pena. Per alcuni anni ho insegnato yoga in alcune vallate in Italia e in Svizzera. Posti stupendi, in essi anche solo per il clima e la bellezza naturale la gente dovrebbe vivere in uno stato di estasi. Invece non è cos\ì. Molti dei miei allievi lamentavano disturbi causati da stress comportamentale.

Una volta per dare loro una lezione, che non sono sicuro abbiano compreso neanche adesso, li ho invitati ad una giornata sugli sci. In queste vallate sciare è paragonabile al Luna Park per i ragazzi. Facciamo yoga e neve dissi, ed alcuni aderirono prontamente all'iniziativa.

In particolare un soggetto che si presentava alle lezioni di yoga accusando costantemente sproporzionata stanchezza causata dal lavoro. Iniziammo a sciare al mattino presto, appena gli impianti di risalita aprirono i battenti. Sono anch'io nativo di quelle parti per cui non mi manca l'abilità sugli sci.

Avendo intenzione di dare loro una lezione di vita, in particolare al soggetto che sempre soffriva di stanchezza cronica, "tirai" forte tutta la mattina. Su e giù, non so quanti chilometri facemmo e quanta energia spendemmo anche solo di mattina. Permisi loro di consumare un pasto frugale e ripresi, ancora avanti per tutto il pomeriggio. Alle 16 ci sedemmo al bar del "Fungo" per prendere tutti insieme una cioccolata. Eravamo stanchissimi ma irradiavamo soddisfazione e felicità come non mai. Il soggetto stressato stava seduto davanti a me: non hai mai speso così tanta energia in una giornata di lavoro?
gli chiesi e la risposta era ovvia.
chiediti perché oggi sei stanco ma felice
soggiunsi il tuo atteggiamento psicologico nei confronti dello sci è diverso rispetto a quando vai a lavorare. Riesci a capire perché oggi sei stanco ma felice?

Non realizzi che essere o non essere felice anche sul lavoro dipende solo da te e dal tuo atteggiamento interiore? Prima di tutto, nella vita, ci si domanda se si è nel posto giusto e se si decide che lo si è, perché veramente si è al posto giusto, oppure al momento si devono devono accettare le cose come sono perché non si dispone di altre alternative, bisogna lasciarsi andare. Si impara a lavorare sulle resistenze interiori come fanno i grandi campioni, i quali, quando hanno completato il potenziamento dei muscoli che servono all'azione, iniziano a lavorare sugli antagonisti o muscoli che si oppongono all'azione educandoli nel modo adeguato.

E' così che viene completata una preparazione ad alto livello sia sul piano fisico sia psicologico. Si sa, la manifestazione nella sua espressione è duale. Anche fisicamente nella gamba ci sono i muscoli che agiscono e quelli che si oppongono. E' tra questi due opposti che la natura ricerca l'equilibrio e l'armonia per la vittoria del giusto. Nell'uomo, ciò vale sia sul piano fisico ma ancor più su quello quello psicologico. Se gli opposti che vivono in noi già ci consumano tutta l'energia nella lotta interiore prima che giungiamo all'azione siamo stanchi ancor prima di iniziare...

E' questo che devi comprendere continuai se vuoi guarire del tuo stresss cronico Quella fu una importante lezione, ma come vi dicevo all'inizio di questo scritto, intuire che il tempo impiegato da ognuno nel lavoro è davvero tanto, che non ci si può astenere dall'agire in quanto la manifestazione stessa è un azione, e per conseguenza si deve predisporre bene lo spazio dove si opera, curando la relazione con se stessi e poi con gli altri, è determinante e può cambiare la qualità della vostra vita. Bisogna infine essere vigili anche verso i danni causati dal mettersi al servizio esclusivo del proprio ego.

Ciò può originare emozioni negative e distruttive. Meglio sicuramente sarebbe vivere con consapevolezza e dedizione, offrendo la propria vita ed il proprio lavoro ad una giusta causa. Essa può anche solo consistere nella sopravvivenza, nella famiglia, negli ideali. Più fortunati sono coloro che avendo fatta l'esperienza di Dio possono abbandonare le loro azioni nelle sue braccia, consapevoli di essere parte e strumento dello stesso. Per queste persone il lavoro è una forma di meditazione, dove si impara a modellarsi per mezzo dello stesso. In India questo tipo di lavoro condotto in stato, oserei dire, di beatitudine, viene chiamato Karma Yoga.

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Il legame con la vibrazione (di Amadio Bianchi)

Moto uguale vibrazione, vibrazione uguale suono. Ho letto questa affermazione in un libro di fisica. Se nel nostro universo, dunque, tutto si muove, ne consegue che tutto vibra. E se tutto vibra, l'universo ha un suo suono che consegue dalla somma dei suoni dei corpi celesti.La fisica, perciò, concorda con le interpretazioni filosofiche religiose che affermano il suono come principio primo. Basti pensare all'induismo e al suono della Om oppure a "in principio era il verbo" della nostra cultura religiosa. I più autorevoli movimenti filosofici indiani affermano che l'uomo (microcosmo) è della stessa sostanza di Dio (macrocosmo), per conseguenza, si possono studiare le componenti e reazioni umane per comprendere quelle universali.

Se sottoponiamo un soggetto a elettroencefalogramma, notiamo le sguenti reazioni: in presenza di attività cerebrale si manifestano vibrazioni che, per farla breve, l'ago dello strumento trasforma in segni grafici visibili. A noi interessa in questo articolo di esaminare un aspetto di questo fenomeno. Se poniamo un soggetto in condizioni ideali di riduzione dell'attività cerebrale, a digiuno, magari in una stanza silenziosa, incolore a occhi chiusi e poi appoggiamo una mela davanti a lui e lo esortiamo ad aprire gli occhi, notiamo che, non appena il soggetto vede la mela ed inizia una primordiale attività cerebrale comparabile al suo primo desiderio di mangiarla, l'ago si muove. Voglio arrivare a dimostrare che il desiderio di mangiare la mela che precede l'azione stessa dell'afferrarla è già una realtà vibrazionale.

La cultura indiana afferma che il desiderio di dare vita alla manifestazione da parte del trascendente è giàuna realtà assolutamente concreta, una prima vibrazione espressa dallo stesso trascendente, come il desiderio nella mente dell'uomo che vede la mela. Tale vibrazione sarebbe la Om. La Om precederebbe l'espressione della manifestazione. è come dire che questa vibrazione si trova tra l'idea e la sua materializzazione o messa in pratica. Ecco perchè nelle mie lezioni di yoga, si inizia cantando la Om. Per mettere gli allievi nella condizione di suggerire a se stessi di trovarsi come minimo tra il materiale e il trascendente, tra la tangibile manifestazione e Dio ed iniziare a prendere in esame i fenomeni da quel punto di vista.

Lo Yoga infatti mira all'esperienza del trascendente e con la Om è come se scegliessimo di collocarci su una piattaforma spaziale intermedia tra l'uomo e Dio, tra il materiale e lo spirituale. Da questa piattaforma si può azzardare l'ipotesi di un viaggio verso l'esperienza sovrumana. Vediamo ora altri aspetti della Om. Essa rappresenta la somma di tutti i suoni presenti nella manifestazione. La lingua sanscrita ha creduto di raggruppare in 50 suoni la tipologia delle vibrazioni universali dando vita ad altrettanti segni grafici che corrispondono alle lettere dell'alfabeto. Tra queste ce ne sono tre, che poi diventano due, e vedremo come, le quali praticamente li comprendono tutti.

Questi suoni sono corrispondenti alle lettere A U M. Da un punto di vista pratico la lettera A, quando si pronuncia, e provate a farlo, ha una collocazione fisica bassa nella gola, la lettera U al centro sul palato e la lettera M sulle labbra. Tutti gli altri suoni si collocano nella cavità orale all'interno di queste tre posizioni, e per questo le comprendono tutte, assumendo quel giusto valore di sintesi universale. Ecco cosa la Om rappresenta: la sintesi universale della vibrazione materiale divina espressa. Si parte sempre dalla presa di coscienza del molteplice, poi si procede all'identificazione di espressioni che possono essere raggruppate, nel tentativo, semplificando, di fare l'esperienza dell'Uno. E' così anche in questo caso, dove l'infinita molteplicità dei suoni presenti nell'Universo viene organizzata in cinquanta lettere-suoni per poi identificarne tre che li rappresentano tutti ed infine scoprire che la A e la U se pronunciate insieme possono essere benissimo contratte nol suono O. In tal modo prende corpo la sillaba sacra Om che esprime la vibrazione universale, principio della manifestazione.

Per lo stesso presupposto una Om di base risulterebbe dalla somma di tutti i suoni che le particelle, in noi attive, emetterebbero. Una specie di suono personale per ogni essere o oggetto animato, una sua caratteristica, una sua tendenza e sensibilità vibrazionale. Si ha ragione di ritenere che, questo suono, può essere modificato. Dalla scienza del mantra che mira ha innestare processi di cambiamento, determinanti nuove caratteristiche.

La parola Mantra, letteralmente significa strumento per la mente, ed è qualcosa in grado di indurre una diversa natura vibrazionale. Come dicevamo all'inizio, la mente emette diversi tipi di vibrazione. Vi sarà capitato di entrare in certi luoghi dove la presenza dei pensieri di qualità bassa dei presenti non vi faceva sentire a vostro agio. Diverso è il tipo di vibrazioni emesso dalla mente di un assassino rispetto a quello della mente di una madre che si rivolge a un neonato. Potete constatarlo anche in pratica: la voce della madre assume toni sottili, alti ed acuti, sicuramente di natura superiore. Di diversa qualità sono le onde cerebrali, infatti, che lei emette. Proprio partendo da questo presupposto il mantra stabilisce che si possono praticare, volontariamente, diversi tipi di onde cerebrali fino, attraverso la ripetizione ossessiva, a modificare quelle naturali. L'obbiettivo è di indurne di migliori, abituando la mente a esercitare pensieri della stessa natura.

Questo è ciò che il mantra si prefigge, in qualche caso, ha la pretesa di portare la mente a vibrare all'unisono con Dio.

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L'utilità del "non coinvolgimento"(Amadio Bianchi)

Quando propongo ai miei interlocutori di esercitare il distacco, cioè di mantenere con la realtà quotidiana un rapporto distaccato, essi, in generale, mostrano perplessità. Se poi arriviamo ad un chiarimento rispetto al loro atteggiamento, scopro un certo timore fondato sulla paura di perdere il sapore della vita o sul timore di diventare egoisti più di quanto già sono.

L'uomo moderno, continuamente impegnato nella ricerca di soddisfazione, pratica abitualmente l'emozione, addirittura come forma di nutrimento, e la ricerca in continuità nel diverso, senza rendersi conto che tale strada non ha fine. La via dell'emozione, se mal gestita, non porta alla quiete necessaria per il libero fruire di esperienze legate alla vita interiore. Il successo di alcuni strumenti moderni, è da attribuire all'attaccamento sconsiderato dell'uomo verso l'emozione: si pensi, ad esempio, all'uso che normalmente si fa della televisione. Essa sarebbe un mezzo ed un invenzione di tutto rispetto se fosse utilizzata in maniera più equilibrata, tuttavia, in generale, riesce dannosa. Mi auguro che abbiate notato con quale velocità vengono proposte le immagini pubblicitarie. Esse cambiano ogni quattro, cinque secondi. Vi siete mai chiesti il perchè? Una risposta la otteniamo attraverso l'esame di due parametri: nel primo prendiamo in considerazione il rapporto costo/tempo, e nel secondo, il tempo necessario al cervello per una lettura appena sufficiente.

A proposito di questo secondo criterio, ho raccolto informazioni fra i tecnici del settore ed ho concluso che nel moderno modo di fare televisione, un'immagine che duri più di cinque secondi, viene giudicata lunga e noiosa. Vi rendete conto di dove stiamo andando e a che velocità dobbiamo continuamente nutrire il nostro mentale? Personalmente ritengo che ciò sia, insieme all'insicurezza per la sopravvivenza, una delle maggiori cause della sofferenza da ansia di cui oggi l'uomo tanto soffre e mi sento di affermare che, molto presto, potremmo assistere al dilagare di problemi legati alle allucinazioni.L'attaccamento all'emozione e al mentale evidenzia quanto l'uomo di oggi viva nei sensi e nell'esteriorità e quanto poco invece, si dedichi alla conoscenza di se stesso e della sua vita interiore. Ciò potrebbe anche non costituire un problema se non fossero sempre più evidenti i segni di un generale malessere. Questo mio scritto vuole offrire uno spunto per il recupero di un atteggiamento più salutare nei confronti dei fatti della vita attraverso un adeguato sviluppo della qualità del distacco. In altre parole, il mio suggerimento vuole esortarvi a percorrere una strada sulla quale ci si arricchisce di doti e qualità di comportamento più utili e oggettive e lungo la quale si impara a stare nelle esperienze con tutte le facoltà acquisite senza coinvolgimento.

Per far meglio comprendere i vantaggi che tale strada offre, abitualmente, racconto ai miei allievi una sgradevole storiella che propongo anche a voi sperando che essa vi porti ad un confronto riflessivo.Alcuni anni orsono, in una zona periferica di Milano, una strada, da poco ultimata, risultava essere molto veloce e pericolosa per mancanza di semafori. Essa, in alcuni punti era stata dotata di strisce pedonali ma, ciò nonostante, i pedoni si trovavano spesso in serie difficoltà nell'attraversarla, in quanto riusciva loro difficile calcolare un sicuro attraversamento. Accadde che un giorno, un'automobile, investì in pieno un bambino, travolgendolo e schiacciandolo sotto le ruote. Tre uomini assistettero all'incidente e reagirono in maniera diversa: il primo, fuggì spaventato... il secondo svenne... ed il terzo tentò di intervenire sia per prestare soccorso al bambino, sia all'autista in preda a choc. La vita, in quell'occasione, procurò ad un terapeuta una grande esperienza: fece confluire tutti e tre i soggetti, anche se in tempi diversi, nel centro dove egli insegnava e praticava lo yoga. Essi si recarono da lui per avere assistenza nel tentativo di superare il trauma che l'incidente aveva loro inferto. Con il primo soggetto, quello che era fuggito, il terapeuta dovette impegnarsi in un serio lavoro di tre anni poiché, insieme al trauma in se, soffriva di forte senso di colpa che fu assai duro da sciogliere. Il secondo lo impegnò per due anni: l'istintiva identificazione nell'incidente (era padre di un bambino all'incirca della stessa età) lo aveva segnato profondamente.

Quello svenimento, messo in atto dalla natura per salvaguardarlo, lo aveva protetto da un trauma forse irreversibile, ma, allo stesso tempo, l'impressione rimasta nel suo subconscio, assumeva le caratteristiche di un problema irrisolto. Il personaggio che meno impegnò il terapeuta fu il terzo: pochi mesi bastarono per liberarlo dalle residue impressioni che a tratti lo turbavano. Egli risultò dotato di istintiva capacità di non coinvolgimento. Tale capacità gli aveva permesso di rimanere nel reale oggettivo: nonostante anch'egli avesse dei figli, non si era identificato nell'accaduto. La storiella, in genere la concludo facendo notare come questo episodio dimostri che quando si è distaccati si è più utili sia a se stessi, sia agli altri: non solo il trauma di questo signore risultò più lieve, ma egli fu l'unico in grado di intervenire, portare soccorso ed aiutare gli altri.

Questa, dunque, è la via da seguire. D'altronde, vi immaginate se un dentista si identificasse con il dolore del suo paziente? Sicuramente egli non sarebbe in grado di operare correttamente scegliendo il bene. In conclusione, insisto a dire che coltivare il non coinvolgimento non significa perdere la sensibilità, ma se mai raffinarla e metterla al servizio di una visione più oggettiva e di conseguenza reale.

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