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L'allarme arriva dal Comitato Consultivo sulla Governance di Internet:
"La chiusura degli unici due Internet Service Provider in Birmania-Myanmar da parte del regime militare insieme al taglio di molti accessi telefonici per comunicare con il resto del mondo accompagna la ripresa della sanguinaria repressione della protesta non violenta e di chiunque ne dia notizia ed immagini.
Occorre che i singoli Stati e le Corporation che partecipano all'Internet Governance Forum delle Nazioni Unite, il cui prossimo appuntamento sarà a Rio de Janeiro in Novembre agiscano.
L'Italia è una delle promotrici della Dynamic Coalition interna alla conferenza dell'Onu per una "Carta dei Diritti di Internet" ma, se gli Stati e le Nazioni Unite possono imporre sanzioni e altri atti cogenti le Corporation delle tecnologie di comunicazione devono sospendere ogni collaborazione con il regime.
Intanto le ambasciate degli stati democratici a Bangkok devono contribuire alla raccolta e alla comunicazione internazionale delle informazioni e delle immagini che i cittadini perseguitati cercano di fare avere loro dato che non possono più metterle in rete Internet e telefonica".


LE FOTO ORRIBILI DELLA VERGOGNA
 


Con queste parole di dolore e d’ira, attraverso esuli birmani, ci sono giunte le due foto che abbiamo deciso di pubblicare con un avvertimento: sono foto molto crude e violente, forse non adatte a tutti i lettori.

 

Ma esse sono le foto della vergogna:
1
) Vergogna della giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Ma siccome le autorità dei monasteri hanno proibito ai loro bonzi di farlo, i militari hanno inscenato una farsa, con falsi monaci, per una falsa riconciliazione.

La giunta cerca di far “comprendere” alle autorità buddiste la “necessità” della repressione. Ma queste foto accusano ogni buona intenzione ed esigono domanda di perdono e un cambiamento radicale nel Paese. Secondo fonti diplomatiche, questa nuova repressione del governo militare della Birmania  – che si definisce socialista e laico, ma cerca l’appoggio dei monaci per continuare il suo dominio – è costata a vita a centinaia di persone e l’arresto di oltre 6 mila.


2) Vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto di scandalo verso le violenze dei militari, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza una popolazione di quasi 50 milioni di persone.


3) Vergogna per l’Onu e la comunità internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l’ha scelta da tempo. Il problema è che si tratta con la giunta solo con il minuetto diplomatico, mentre occorre dare voce alla società civile mondiale per affrontare quella che è un’emergenza umanitaria. Occorre che la Croce Rossa internazionale possa andare in Myanmar a visitare le prigioni; che l’Ufficio Onu del lavoro visiti gli schiavi dei lavori forzati; che le Ong possano svolgere un lavoro a favore della popolazione impoverita dal dominio e dal commercio della giunta con Cina, India e Thailandia.



Papa Benedetto XVI ha chiesto a tutto il mondo di pregare per il popolo della Birmania e per la “dolorosa prova” che sta attraversando, molto simile al martirio dei Santi Innocenti che, senza conoscerlo, hanno testimoniato per Cristo con il sangue, spazzati dalla furia del potere bestiale.

 

monaci arrestati dall'esercito nell'ex Birmania ora Myanmar Carissimi, le parole vengono meno. Queste foto di un monaco assassinato sono state prese in segreto in un obitorio. Pensate quanti molti altri hanno subito lo stesso destino. Vi prego, diffondete queste fotografie a più gente possibile, perché il mondo sappia che c’è bisogno di molto più che a semplice condanna di questi bastardi [della giunta]”.

Tratto da www.Asianews.it

 

Birmania Scandalo...

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